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I Vichinghi – Recensione in anteprima

I vichinghiCredo che non se ne possa più. O almeno, per quanto mi riguarda, se ne potrebbe fare anche a meno. Perché sembra di vedere storie diverse ma totalmente uguali allo stesso tempo. E ciò non mi piace. Mi riferisco a “I Vichinghi”, di Claudio Fäh, in uscita il prossimo 27 novembre nei cinema. 98 minuti di banalità, noia, ripetitività e poca originalità. Poi, probabilmente, gli amanti del genere potrebbero apprezzato, io per metà del tempo (98 minuti!) mi son chiesto: “ma ancora si lavora per realizzare un film del genere?”. Esiliati dalla propria terra, un gruppo di Vichinghi del IX secolo deve vuole saccheggiare alcuni monasteri per riacquistare libertà. Mentre si dirigono in Gran Bretagna vengono travolti da una tempesta che li rende naufraghi sulla costa scozzese. Decidono quindi di raggiungere l’accampamento vichingo di Danelaw, ma vengono sorpresi da un gruppo di guerrieri. Al termine della battaglia, che ovviamente li vede vincitori, decidono di rapire la figlia del re Dunchaid per ottenere un cospicuo riscatto. Ma quest’ultimo si rifiuta di pagare, e invia un gruppo di mercenari, i “Lupi”, sulle tracce dei nostri eroi. Che trama sconvolgente. Battaglie, scontri, foreste, brughiere, rapimenti e inseguimenti. Non si poteva chiedere di meglio ad un film che si dimentica già nel momento in cui si sta gettando il cestino vuoto dei pop-corn. Un altro action movie in cui i personaggi sono stereotipati al massimo. Un eroe serio e valoroso, una donna che non ha paura di usare le armi, un antagonista che fino a che non gli separi il cuore dal cervello con un coltello d’argento, resta in vita. VichinghiPiù una serie di personaggi minori, quali un monaco cristiano che combatte senza pietà, un guerriero che smania per morire in battaglia e un qualche animale dalle abilità straordinarie. Nessuno degli attori, da Tom Hopper a Ryan Kwanten, da Anatole Taubman a Charlie Murphy, brilla per l’interpretazione: tutti recitano come chi prima di loro ha interpretato personaggi simili all’interno di film simili. La psicologia dei protagonisti passa in secondo piano, per far spazio a un ritmo veloce tutto dedicato a combattimenti e corse per la sopravvivenza.Decisamente positiva la fotografia e la scelta della location: invece della solita Nuova Zelanda, si e’ scelto il Sud Africa, dal momento che per clima e costa, incredibile a dirsi, è paragonabile alla Scozia. Non si ha dunque per niente la sensazione di irrealtà dell’ambiente. Sebbene trucco e parrucco per questi film, che sperano senza dubbio in grandi incassi, siano accurati e il più possibile minuziosi, non è qualcosa di cui ci si accorge, o meglio, non ci si presta più di tanta attenzione. Purtroppo non vedo il senso di “avventura epica” che il cast tecnico e artistico ha cercato di dare. Così come il realismo nella trama. Chi guarda il film, pur sentendosi coinvolto, non può non fare a meno di pensare che gli sviluppi della storia servono solo per allungare il brodo, perché altrimenti il nostro gruppo di vichinghi sarebbe dovuto morire dopo circa 15 minuti dall’inizio. Ciò che dispiace è il tentativo di affrontare la storia di un gruppo di vichinghi in modo nuovo e mai visto, ma la sceneggiatura tradisce l’intento. Certo è che vedere film del genere riescono a far apprezzare meglio altre opere, ecco perchè andare a vederlo.

 

Davide Casciotta                                                                                                                                                                  Voto: 1 su 5 stelline