Crea sito

Magic in the moonlight – La Recensione

magic in the moonlightQuando esce un film di Woody Allen sono sempre contento. Anche se spesso la critica e il pubblico lo aggrediscono, ma questo in genere succede solo quando le loro aspettative vengono deluse, e quando possiedi un gran talento, crei grande attesa. Magic in the moonlight” è il titolo del suo ultimo film. Un cast eterogeneo ma che si amalgama abbastanza bene, in una storia incentrata sulla magia, lo scetticismo, e, ovviamente, sul sentimento. Ci troviamo nel profondo sud della Francia nel 1928. Stanley, un famoso illusionista inglese che si esibisce in tutto il mondo con il nome d’arte Wei Ling Soo, viene ingaggiato da un suo collega e amico per smascherare una giovane sensitiva, Sophie, in procinto di sposare un giovane rampollo di una ricca famiglia che vive in Costa Azzurra. Inizialmente Stanley rimane profondamente impressionato dagli apparenti poteri della giovane, tanto che le sue certezze cominciano a essere messe in discussione. Una serie di equivoci risolveranno tutto nelle ultime scene del film, quindi, per giusta causa, non dirò nulla. magic-in-the-moonlight-I protagonisti sono stati interpretati da Emma Stone e Colin Firth, che seppur indiscutibilmente dotati, non riescono a unire le loro forze per dare vita a una coppia brillante. Anche perché lui ha più di cinquant’anni e lei molto meno. Scontata una battutina su Woody e Soon-Yi? Forse. Quando ti siedi, si spengono le luci e la proiezione inizia sai cosa aspettarti: i titoli di testa in bianco su sfondo nero. Accompagnati da una musica che richiama il tema o l’ambientazione del film. E’ confortante, almeno per chi conosce l’impronta di Allen. La cena comica si sente sia nella sceneggiatura sia nell’interpretazione di Colin Firth, che ci regala un’altra prova di recitazione. Può sorprendere il fatto che l’ambientazione non sia un personaggio, sia per quanto riguarda l’epoca che il luogo, ma passa in secondo piano, diventando una giusta cornice. Non mancano certo brevi scene che ci fanno rimpiangere “i ruggenti anni venti”, ma rimane marginale, anche perché non ci si stacca quasi mai dal tema principe della trama. Difficile non fare paragoni con i precedenti lavori del regista, qualcuno scatta sempre: che sia una ripresa, un personaggio, un tema oppure una battuta. Da “Scoop”, a “Manhattan” a “Midnight in Paris”, i richiami e i riferimenti possono essere parecchi, ma perché farli? Godiamo della composizione senza troppi ragionamenti su ogni scena. Qualcuno pensa che un artista debba fare cose con novità, non nuove cose. E, nonostante negli anni passati (vedi “Match Point”), si sia cimentato con altro tipo di narrazione, allontanarsi dalla sua formula sembra qualcosa che il buon vecchio Woody non abbia intenzione di fare. Non so se critica e pubblico lo ameranno, lo denigreranno o storceranno il naso davanti a Magic in the Moonlight. Personalmente, penso sia rassicurante il fatto che anno dopo anno, ci sia un film che riporta la didascalia “Written and direct by Woody Allen”.

Davide Casciotta vo